Un idea entusiasmante, una sfida accattivante, un progetto ambizioso...
Cinquanta musicisti da tutto il mondo che si ritrovo insieme per la prima volta in un luogo prescelto,
per trascorrere una settimana di vacanza, studio in ensemble e concerto finale.
Scoprire se davvero la musica è il linguaggio universale??...da quello che si nota per le vie di S.Vittoria in Matenano, sembra proprio di si.
Un miscuglio di culture, lingue, tradizioni, abitudini, messe insieme dalla musica.
Due i concerti a conclusione di questo evento: sabato 13 alle 20:30 a S.Vittoria in Matenano e domenica 14 nel meraviglioso teatro di Offida.
P.S.
Il concerto di Sabato sarà ad ingresso libero, ma si raccoglieranno offerte per il restauro dell'Organo monumentale della Chiesa di S.Agostino, danneggiato dal terremoto del 2016.
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mercoledì 10 luglio 2019
giovedì 20 giugno 2019
NON LASCIARSI ABBATTERE...
Sono trascorsi circa tre anni dal mio ultimo post, ma è come fosse stato ieri perché, ahimé, c'è ben poco di nuovo da raccontare.
Purtroppo la situazione dopo il terremoto del 2016 non è migliorata di molto: diverse sono ancora le abitazioni inagibili con i proprietari in attesa che arrivi qualche buona notizia.
Anche le chiese stanno lì completamente fasciate e steccate come degli atleti dopo un grave infortunio.
In questo stato di empasse rimane pochissimo da fare...e quasi niente si muove.
Quasi...
In verità qualcosina sta succedendo, qualcosina di importante sta avvenendo...
Avevo terminato il post del 16 novembre 2016 con un invito ad essere coraggiosi e a rimboccarci tutti le maniche per ripartire e quell'invito è stato recepito. Da qualche mese alcuni giovani volenterosi e consci che non si può stare con le mani in mano ad aspettare che piova qualcosa dall'alto, si stanno rimboccando le maniche per dare alla nostra comunità un'opportunità, una spinta alla ripresa.
Un progetto ambizioso che hanno presentato con queste parole:
"Quando la terra trema" potrebbe essere il titolo del romanzo che vorremmo scrivere ed invece per adesso resta solo una sensazione, il ricordo di un evento che nel bene e nel male ha cambiato la nostra percezione della realtà. Viviamo in uno dei tanti paesini (il nostro ha poco più di milletrecento anime) che sono stati colpiti ed investiti dalla tremenda onda sismica del 30 ottobre 2016. Danni si, nessuna vittima e nessun ferito da noi, qualche sfollato. Tutto è passato, sembra, ma c'è un grande bisogno di ripartire, di non fermarsi al ricordo di quello che è stato ma buttarsi avanti con coraggio verso quello che sarà. Si, perché il terremoto è stato solo il culmine di anni di abbandono delle nostre terre, di incertezza verso il futuro e di disamoramento verso il nostro paese e le nostre origini. Da qui nasce un l'idea di un progetto che partisse in primis da un'esigenza culturale, non solo fisica. Ricostruiamo, si ma cosa? Un luogo di cultura; una biblioteca. Quando in un piccolo paese mancano dei riferimenti allora è il momento di crearne di nuovi. Abbiamo sentito come nostra questa esigenza e ci siamo prodigati presso l'amministrazione che ci ha dato un incarico formale di direzione, si ma di un luogo che esiste ancora solo nei nostri pensieri; un luogo che ha bisogno di essere riempito di libri, di volumi e di saperi. Siamo work in progress per questo e ci crediamo.
"Disamoramento verso il nostro paese e le nostre origini...". Questa è una questione che mi sta molto a cuore e che da diverso tempo cerco, nel mio piccolo, di approfondire ed in qualche modo fronteggiare ed è anche per questo motivo che ho accettato, malgrado non più tanto giovane, di dare una mano per la realizzazione di questa importante iniziativa.
Le nostre origini sono farfensi, quindi benedettine e da qui sono partito qualche mese fa, per un viaggio alla rilettura del pensiero e della Regola di San Benedetto, scoprendo che questo concetto è caro a diverse persone vicine e lontane a me.
Serve ripartire con l'esempio ancora percettibile e tangibile dei benedettini, avvicinandoci alla loro regola, racchiusa nella locuzione "ORA ET LABORA ET LEGE ET NOLI CONTRISTARI".
NON LASCIARSI ABBATTERE E VINCERE LA TRISTEZZA CON LA PREGHIERA, IL LAVORO E LA LETTURA.
venerdì 23 dicembre 2016
mercoledì 16 novembre 2016
ANCHE IL MATENANO TREMA!!
Le scosse sismiche che da alcuni mesi stanno infliggendo gravi ferite lungo la dorsale appenninica tra le Marche e l'Umbria, hanno ferito anche il Matenano. E' vero... anche il nostro paese ha subito ingenti danni che hanno reso inagibili tutte chiese (tranne la chiesina della Madonna del Monte) e diverse abitazioni (tra cui, ahimé, anche quella di chi scrive).
La situazione della Torre Civica (simbolo del nostro paese) sembra abbastanza buona, l'unico rischio è quello della caduta di mattoni e detriti dai merli, per cui si sono iniziati i lavori di messa in sicurezza in modo da poter ripristinare il passaggio sottostante alle auto e ai pedoni.
Per le chiese invece la questione è assai più complessa:
Chiesa della Resurrezione, Chiesa Collegiata-Santuario, Sant'Agostino, San Salvatore, Santa Caterina, Santa Maria della Pace, attualmente sono tutte inagibili e più o meno hanno subito, come dicevo sopra, dei danni consistenti.
Dai sopralluoghi effettuati dai Vigili del Fuoco e dai tecnici incaricati dalla Curia Arcivescovile, la Collegiata e Sant'Agostino sembrerebbero essere quelle messe peggio di tutte. In particolar modo la Chiesa di S.Agostino posta lungo il corso Matteotti risulta veramente malridotta.


Le foto qui sopra rendono l'idea dello stato attuale della Chiesa di S.Agostino, quelle che seguono invece riguardano la Collegiata.


Chi come me in questi giorni, ha avuto tempo...ma soprattutto la voglia, di fare due passi per le vie deserte del centro, ha respirato il malessere generale di un piccolo paese ferito e dei suoi abitanti storditi e frastornati e intristiti.
Allora....dobbiamo fare qualcosa...perché vedere tutto questo fa male forse più del terremoto stesso!!
"Il nostro cuore non è fatto di pietra. La pietra ad un certo punto può andare in frantumi, sbriciolarsi, perdere ogni forma. Ma il cuore non può andare in frantumi. E questa cosa senza forma che ci portiamo dentro, buona o cattiva che sia, possiamo trasmetterla gli uni agli altri senza limiti." (H. Murakami)
Allora Coraggio....diamoci da fare....ripartiamo....insieme!!
La situazione della Torre Civica (simbolo del nostro paese) sembra abbastanza buona, l'unico rischio è quello della caduta di mattoni e detriti dai merli, per cui si sono iniziati i lavori di messa in sicurezza in modo da poter ripristinare il passaggio sottostante alle auto e ai pedoni.
Per le chiese invece la questione è assai più complessa:
Chiesa della Resurrezione, Chiesa Collegiata-Santuario, Sant'Agostino, San Salvatore, Santa Caterina, Santa Maria della Pace, attualmente sono tutte inagibili e più o meno hanno subito, come dicevo sopra, dei danni consistenti.
Dai sopralluoghi effettuati dai Vigili del Fuoco e dai tecnici incaricati dalla Curia Arcivescovile, la Collegiata e Sant'Agostino sembrerebbero essere quelle messe peggio di tutte. In particolar modo la Chiesa di S.Agostino posta lungo il corso Matteotti risulta veramente malridotta.


Le foto qui sopra rendono l'idea dello stato attuale della Chiesa di S.Agostino, quelle che seguono invece riguardano la Collegiata.


Chi come me in questi giorni, ha avuto tempo...ma soprattutto la voglia, di fare due passi per le vie deserte del centro, ha respirato il malessere generale di un piccolo paese ferito e dei suoi abitanti storditi e frastornati e intristiti.
Allora....dobbiamo fare qualcosa...perché vedere tutto questo fa male forse più del terremoto stesso!!
"Il nostro cuore non è fatto di pietra. La pietra ad un certo punto può andare in frantumi, sbriciolarsi, perdere ogni forma. Ma il cuore non può andare in frantumi. E questa cosa senza forma che ci portiamo dentro, buona o cattiva che sia, possiamo trasmetterla gli uni agli altri senza limiti." (H. Murakami)
Allora Coraggio....diamoci da fare....ripartiamo....insieme!!
mercoledì 22 giugno 2016
FESTIVITA' NON GODUTA !?
Vorrei sollevare una questione che
esula dal discorso salariale ovviamente, ma che puntualmente
riaffiora ogni qualvolta nel mio paese, ci si accinge nei preparativi
per i festeggiamenti del 20 giugno.
Faccio due brevissime premesse:
il 20 giugno non è la "festa
patronale" di Santa Vittoria in Matenano, il
calendario religioso ha fissato al 23 dicembre il ricordo di
S.Vittoria vergine e martire romana, pertanto quest'ultima è la nostra festa ufficiale.
Secondo, la data del 20 di giugno non è
assolutamente una "data certa", ma verosimilmente è una
data assegnata dai farfensi per dare risalto all'evvenimento storico
(probabilmente legata al solstizio d'estate!?!?).
Sappiamo per certo, invece, che l'abate
Ratfredo, con l'aiuto di circa un centinaio di uomini liberi e servi
del Comitato Fermano, terminò intorno al 930 d.C., il restauro
del Monastero di S.Maria di Farfa e all'incirca in quell'anno, organizzò il
rientro nella Marca con al seguito le S.Reliquie di S.Vittoria che
erano custodite nelle catacombe di Trebula Mutuesca.
L'Abate Ugo, nella Destructio (che trovate in parte pubblicata in questo blog), scritta circa settant'anni dopo, addirittura ne
trascura la data, evidenziando invece l'avvenimento scrivendo: "ad
eum qui modo incolitur locum...." quel luogo che ora è
popolato. E' evidente che Ugo vuole mettere in evidenza che lo sviluppo urbano
di S.Vittoria in Matenano è cominciato quando vi sono state
trasportate le Reliquie della Santa.
Alla luce di quanto sopra, secondo me,
dovremmo spostare l'attenzione dalla data del 20 giugno fine a se stessa, e
concentrarci piuttosto su ciò che questa data ha significato per la
popolazione e per il nostro paese e a quello che rappresenta oggi per
noi.
Chiediamoci COME oggi noi possiamo festeggiare, non QUANDO!!!
lunedì 21 marzo 2016
GIORNATE DI PRIMAVERA DEL FAI
Nel fine settimana appena trascorso, S. Vittoria in Matenano è stata letteralmente presa d'assalto da numerosi turisti, in occasione delle GIORNATE DI PRIMAVERA DEL FAI 2016.
Diverse centinaia di persone hanno potuto così ammirare le bellezze storico-artistiche del nostro amato paese: la Torre Civica, simbolo della cittadina, il piccolo ma grazioso Teatro del Leone, il seicentesco Palazzo Sepe-Monti, la Chiesa di Sant'Agostino dove si è potuto godere del suono del maestoso ed antichissimo organo. Per poi proseguire con la visita guidata all'interno del Monastero di Santa Caterina, dove la presenza benedettina è ancora viva da circa un millennio, e culminare il viaggio in cima al colle Matenano, prima con la visita alla Chiesa Collegiata-Santuario di S.Vittoria ed ovviamente alla Cripta contenente i resti del Corpo della nostra S.Patrona, ed infine la Chiesa della Resurrezione (Cappellone) e alla tanto apprezzata Cappellina degli Innocenti dove la maggior parte dei visitatori sono rimasti incantati davanti ai magnifici affreschi quattrocenteschi di fra Marino Angeli.
Io sono stato invitato a dare un piccolo contributo esponendo la mia ricostruzione del Monastero Farfense, per il quale ho ricevuto molti apprezzamenti, e ve ne ringrazio di cuore. I miei complimenti invece, vanno in particolar modo, ai ragazzi delle scuole medie, che hanno messo un grande impegno nel prepararsi a svolgere in maniera, direi egregia, il compito di ciceroni. Ragazzi siete stati fantastici!!
Aggiungo alcune fotografie scattate al mio plastico...
Diverse centinaia di persone hanno potuto così ammirare le bellezze storico-artistiche del nostro amato paese: la Torre Civica, simbolo della cittadina, il piccolo ma grazioso Teatro del Leone, il seicentesco Palazzo Sepe-Monti, la Chiesa di Sant'Agostino dove si è potuto godere del suono del maestoso ed antichissimo organo. Per poi proseguire con la visita guidata all'interno del Monastero di Santa Caterina, dove la presenza benedettina è ancora viva da circa un millennio, e culminare il viaggio in cima al colle Matenano, prima con la visita alla Chiesa Collegiata-Santuario di S.Vittoria ed ovviamente alla Cripta contenente i resti del Corpo della nostra S.Patrona, ed infine la Chiesa della Resurrezione (Cappellone) e alla tanto apprezzata Cappellina degli Innocenti dove la maggior parte dei visitatori sono rimasti incantati davanti ai magnifici affreschi quattrocenteschi di fra Marino Angeli.
Io sono stato invitato a dare un piccolo contributo esponendo la mia ricostruzione del Monastero Farfense, per il quale ho ricevuto molti apprezzamenti, e ve ne ringrazio di cuore. I miei complimenti invece, vanno in particolar modo, ai ragazzi delle scuole medie, che hanno messo un grande impegno nel prepararsi a svolgere in maniera, direi egregia, il compito di ciceroni. Ragazzi siete stati fantastici!!
Aggiungo alcune fotografie scattate al mio plastico...
martedì 29 dicembre 2015
I TRE CUORI DEL MIO PAESE
1. LA TORRE DI PALAZZO E LA PORTA SAN SALVATORE
2. CHIESA COLLEGIATA - SANTUARIO DI SANTA VITTORIA V.M.
Costruita tra il 1775 e il 1795, dopo la demolizione dell'antica Chiesa monastica che sorgeva a monte. E' la terza chiesa per grandezza della archidiocesi di Fermo, ed una tra le più importanti e rinomate sia per il suo titolo di "Insigne" che risale agli anni '50, quando S.Vittoria fu eletta a Patrona della Gioventù femminile di Azione Cattolica delle Marche, sia ovviamente, perché appunto custodisce le reliquie della Santa Vergine e Martire romana, veneratissima in tutta Italia e che ha dato nome al paese.
Da qui un tempo, entravano nel castello tutti coloro che venivano dal versante del Tenna. Superavano i controlli davanti alla Porta di San Salvatore per poi immettersi attraverso l'arco della Torre di Palazzo nella Via Perticaria (oggi corso Matteotti) dove sorgevano i palazzi signorili.
Il primo sulla destra era il palazzo del Podestà (oggi sede del Teatro del Leone). Fatto costruire nel XIII secolo dall'abate Oderisio che negli anni 1234/1237 ricoprì appunto, anche la carica di podestà, donando al centro abitato la fisionomia di una città fortificata con mura di cinta e una torre civica con funzioni di vedetta.
La torre come possiamo ammirarla oggi, è il risultato di numerosi restauri e adattamenti fatti nei secoli successivi. Gli ultimi risalgono agli anni '30- '40 quando si decise la modifica anche dei merli dal tipo guelfo a quello ghibellino.
2. CHIESA COLLEGIATA - SANTUARIO DI SANTA VITTORIA V.M.
E' il cuore "RELIGIOSO".
Costruita tra il 1775 e il 1795, dopo la demolizione dell'antica Chiesa monastica che sorgeva a monte. E' la terza chiesa per grandezza della archidiocesi di Fermo, ed una tra le più importanti e rinomate sia per il suo titolo di "Insigne" che risale agli anni '50, quando S.Vittoria fu eletta a Patrona della Gioventù femminile di Azione Cattolica delle Marche, sia ovviamente, perché appunto custodisce le reliquie della Santa Vergine e Martire romana, veneratissima in tutta Italia e che ha dato nome al paese.
Nella chiesa, costruita in stile neoclassico, possiamo ammirare le sedici statue in marmo di Domenico Fontana, la cripta con il Sarcofago originale del X secolo contenente appunto, le reliquie di S. Vittoria. L'organo funzionante del XVII secolo e numerose pale d'altare alcune risalenti alla prima chiesa monastica ed il coro ligneo del XVI secolo del Brunetti.
Le campane di S. Vittoria sono ben sette e sono tra le più sonore e possenti delle Marche.
3. CHIESA DELLA RESURREZIONE E PARCO DELLA RIMEMBRANZA (Cappellone)
E' il cuore "STORICO".
La Chiesa è ciò che rimane dell'antico e glorioso Monastero Farfense che fu vicaria dell'Imperiale Abbazia di Farfa per circa quattro secoli dal X al XIV secolo).
Nell'antica chiesa furono custodite le reliquie di S. Vittoria V.M. dal 20 giugno 934 fino al 1770 quando se ne decise la demolizione e furono trasferite presso la chiesina di S.Maria della Valle.
Da quassù i farfensi, giunti in seguito alle invasioni saracene nella Sabina, dominarono e amministrarono per più di trecento anni sui loro possessi che si estendevano in un territorio che corrisponde alla quasi totalità delle attuali province di Fermo, Ascoli Piceno, Macerata e Teramo.
All'interno della Chiesa della Resurrezione possiamo ammirare la Cappella degli Innocenti con affreschi della scuola di Giacomo da Campli del 1470.
giovedì 8 ottobre 2015
IL VOTO A S.VITTORIA
Nel periodo più intenso e drammatico della seconda guerra mondiale, nella primavera
del 1944, i capifamiglia di S.Vittoria in Matenano fecero ricorso alla
loro Santa Patrona con un solenne voto pubblico, chiedendo di essere
scampati dal flagello della guerra. L'iniziativa fu presa con consenso dell'Ordinario diocesano; il voto fu concretizzato in queste promesse: "Se
il paese di Santa Vittoria in Matenano sarà risparmiato dalla
devastazione della guerra e non sarà invaso, i cittadini non inferiori
ai 15 anni si obbligano a ricordare la singolare grazia con
l'istituzione di una festa votiva, preceduta da un triduo e di
santificare tale festa col digiuno alla vigilia e con la S. Comunione
nel giorno della festa nativa."
La
scheda per l'adesione al voto si componeva di due parti: un'appropriata
preghiera da recitare in famiglia, e un foglio da staccare,
sottoscrivere e depositare sull'altare della Santa. La manifestazione
conclusiva si svolse in un'atmosfera di vera e sincera pietà, e di
grande commozione il 26 marzo 1944.
Scrisse il Priore Filomeni nel suo diario parrocchiale:
"18 giugno 1944, domenica: il pericolo della guerra si fa minaccioso ed imminente. (i tedeschi avevano fissato sul Colle Matenano il Comando di Tappa, nella fase della ritirata strategica) Per il pomeriggio si convocò la popolazione per un'Ora di Adorazione nella cripta di S. Vittoria. Fu veramente un'ora di pianto e di commozione..."
"20 giugno: proprio oggi, Festa della Traslazione delle Reliquie di S. Vittoria nel nostro paese, i tedeschi decidono di lasciare il nostro territorio... Siamo Liberi!... Contro i piani già stabiliti, faranno la loro resistenza non più sul Tenna, ma sul Chienti..."
Fu suonato il Campanone a festa; nel tardo pomeriggio fu organizzata una solenne e commossa processione. Nello stesso giorno fu liberato quasi tutto il territorio della Diocesi di Fermo. Non invano S. Vittoria, fin dal 1747, era stata annoverata tra i santi compatroni della Archidiocesi Fermana; né tantomeno invano fu il voto dei Vittoriesi, per i quali non fu nemmeno chiesta la istituzione di una nuova festa; per mantenere il voto bastava dare maggiore solennità alla festa già esistente.
(tratto da Supplemento al CULTO DI S.VITTORIA, Giuseppe Crocetti, 1998)
PROTEZIONE DI S. VITTORIA (prima parte)
Patrocinio nelle malattie
Il culto dei santi ha avuto larga diffusione tra il popolo cristiano, lungo il corso dei secoli; fu sostenuto anche dal rapporto di particolare protezione che venne attribuito ai singoli, fino ad assumere il rango di "specialisti" in alcune necessità, malattie, professioni, ecc. (S.Lucia protegge la vista, S. Biagio la gola, S. GIuseppe gli artigiani, ecc.).
Gli abitanti dell'antica Trebula Mutuesca ricorrevano al patrocinio di S.Vittoria per riacquistare la sanità del corpo, bevevano l'acqua del pozzo scavato nei pressi della sua catacomba, che nel sec. XII fu incluso nella chiesa a lei consacrata dal vescovo di Rieti, Dodo. Con pari fede e devozione gli abitanti di Monteleone Sabino oggi bevono quell'"acqua di S.Vittoria".
La popolazione di Pisoniano (RM), per antichissima usanza, fa ricorso ai benefici dell'acqua di S.Vittoria, che sgorga ai piedi dell'altare della chiesa di campagna, costruita sul luogo del primo esilio della Santa.
Le mamme di S. Vittoria in Matenano e del Piceno, (ne abbiamo già parlato in un post precedente) momentaneamente prive o scarseggianti del latte, necessario alimento per i loro teneri infanti, dopo aver elemosinato il pane nelle case vicine e raccolte varie erbe nel prato circostante, si siedono presso la Fonte di S. Vittoria, della anche "Fonte del latte", consumano il frugale pasto, dissetandosi a quella Fonte, mentre invocano protezione e soccorso nel loro particolare bisogno.
Dalla tradizione locale l'origine di questa sorgente si fa risalire al tempo della traslazione delle insigni Reliquie di S. Vittoria dalla Sabina al Matenano: cioè al 20 giugno 934.
Chi sosta presso il sarcofago della Santa Martire, sito nella cripta del Santuario in Santa Vittoria in Matenano, (anche di questo abbiamo già scritto) nota una grande quantità di perforazioni coniche, irregolari, scavate nella pietra di travertino. Sono state prodotte con temperini per prelevarne polveri da usare, come segno benefico, nel chiedere la guarigione da alcune malattie. Nel 1475, con suo testamento la signora Donnetta Vanni, fece costituire un legato, affinché nelle due feste di S. Vittoria (23 dicembre e 20 giugno) si dispensasse ai devoti un bicchiere di vino benedetto con l'infusione delle polveri rase dal sarcofago.
Liberatrice nelle pubbliche calamità
Il patrocinio di S. Vittoria viene ora celebrato da molte popolazioni, che la ricordano come "liberatrice" da pubbliche calamità: dalla peste e dal colera, dal terremoto, dalla siccità, dal fulmine e da funesti eventi bellici.
Alcune feste votive, fuori del 23 dicembre, hanno avuto origine proprio in seguito ad alcuni fatti portentosi, che si ricollegano alla sua celeste protezione.
L'anno 1703 resterà famoso nella storia dell'Italia centrale per il ripetersi di funesti terremoti. A Bagnoregio (VT) un dipinto ad olio su tela fu eseguito a ricordo di quel terremoto: vi si rappresenta la città protetta da S. Emidio e da S. Vittoria.
Nel "Libro di cronache" del Santuario di Santa Vittoria in Matenano, si legge di un avvenimento accaduto il 2 febbraio 1703: "Nel sotterraneo dove riposa il Corpo di S. Vittoria si celebrava una Messa solenne con l'assistenza del Capitolo e del Magistrato e con gran copia di popolo per la festa della Candelora. Allo scoppio del terremoto si aprirono a vista di tutti le volte della Santa Cappella, e scesero giù le corde delle campane, e si osservò benissimo il sole che vi penetrò con i suoi raggi; ma, mercé la invocata protezione di S. Vittoria, non si soffrì alcun danno, nemmeno in altro sito del paese". Le cronache del tempo riferiscono che in quella stessa ora a L'Aquila, in Abruzzo, il terremoto fece più di ottocento vittime.
Il suddetto "Libro di Cronache" riferisce che "Il popolo di Montottone venne quindi processionalmente a ringraziare S. Vittoria, che lo preservò dal flagello con l'invocazione del suo santo nome, e le portò in dono votivo cere bianche, lavorate".
Nella parrocchia di S. Vittoria di Gualtieri (RE), ogni anno al 27 aprile, si celebra la festa votiva di S. Vittoria con grande concorso di popolo. Fu istituita nel 1893 a ringraziamento di una pioggia salutare, dopo un lungo periodo di siccità. Localmente S. Vittoria è detta "La Santa dell'acqua", perché il 27 aprile piove tutti gli anni, tanto che in prossimità di quel giorno non irrigano il terreno, perché l'esperienza ha dimostrato che tale ricorrenza è caratterizzata dalla pioggia, più o meno abbondante.
Nella penisola salentina esiste un comune, detto Spongano. (...) Dai tempi assai remoti per loro Patrona fu eletta S. Vittoria V. e M.; è probabile che la scelta fosse determinata dal fatto che in molti luoghi la nostra Santa è venerata per i suoi prodigi, legati all'uso dell'acqua. Però, localmente, la solennissima festa votiva dell'8 agosto ha avuto origine in seguito a singolare protezione goduta dalla popolazione raccolta in chiesa e restata incolume allo scoppio di un fulmine che si abbatté sulla torre, e la saetta guizzò da un capo all'altro della chiesa, passando sopra le teste dei fedeli, scaraventandovi nel mezzo, illesa, la statua dorata, e scolpita in legno di S. Vittoria.
La parrocchia di S. Vittoria di Libiola, comune di Sestri Levante (GE), celebra la festa votiva al 14 settembre con processione notturna per ricordare la liberazione da una pestilenza.(...)
A S.Vittoria d'Alba (CN), nel 1915, agli inizi della prima guerra mondiale, la popolazione pose le sorti dei propri figli in guerra sotto la protezione di S. Vittoria, costruendo una cappella votiva alla periferia del centro abitato, divenuta meta per incontri di preghiera.
Nella parrocchia di S. Vittoria di Gualtieri (RE), ogni anno al 27 aprile, si celebra la festa votiva di S. Vittoria con grande concorso di popolo. Fu istituita nel 1893 a ringraziamento di una pioggia salutare, dopo un lungo periodo di siccità. Localmente S. Vittoria è detta "La Santa dell'acqua", perché il 27 aprile piove tutti gli anni, tanto che in prossimità di quel giorno non irrigano il terreno, perché l'esperienza ha dimostrato che tale ricorrenza è caratterizzata dalla pioggia, più o meno abbondante.
Nella penisola salentina esiste un comune, detto Spongano. (...) Dai tempi assai remoti per loro Patrona fu eletta S. Vittoria V. e M.; è probabile che la scelta fosse determinata dal fatto che in molti luoghi la nostra Santa è venerata per i suoi prodigi, legati all'uso dell'acqua. Però, localmente, la solennissima festa votiva dell'8 agosto ha avuto origine in seguito a singolare protezione goduta dalla popolazione raccolta in chiesa e restata incolume allo scoppio di un fulmine che si abbatté sulla torre, e la saetta guizzò da un capo all'altro della chiesa, passando sopra le teste dei fedeli, scaraventandovi nel mezzo, illesa, la statua dorata, e scolpita in legno di S. Vittoria.
La parrocchia di S. Vittoria di Libiola, comune di Sestri Levante (GE), celebra la festa votiva al 14 settembre con processione notturna per ricordare la liberazione da una pestilenza.(...)
A S.Vittoria d'Alba (CN), nel 1915, agli inizi della prima guerra mondiale, la popolazione pose le sorti dei propri figli in guerra sotto la protezione di S. Vittoria, costruendo una cappella votiva alla periferia del centro abitato, divenuta meta per incontri di preghiera.
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