giovedì 28 agosto 2025

crollo stucchi

 

Crollano gli stucchi seicenteschi nella Chiesa della Resurrezione: una ferita al patrimonio di S. Vittoria in Matenano

Cari concittadini, con profondo rammarico scrivo per condividere un fatto che ci riguarda tutti: nei giorni scorsi, alcuni stucchi seicenteschi della Chiesa della Resurrezione sono crollati. Un evento che non può essere liquidato come semplice incidente. È una ferita al cuore del nostro patrimonio, alla memoria collettiva, alla bellezza che ci è stata affidata.

Questi stucchi non erano solo decorazioni: erano testimoni silenziosi di secoli di storia, di fede, di arte. Il loro crollo rappresenta una perdita irreparabile, e ci impone una riflessione seria su come stiamo custodendo ciò che ci è stato tramandato.

Negli anni passati sono stati effettuati interventi di messa in sicurezza. Eppure, il risultato è sotto gli occhi di tutti: qualcosa non ha funzionato. È lecito porsi delle domande non tanto se quei lavori siano stati eseguiti con la dovuta competenza (lo spero!),ma se siano stati monitorati nel tempo, se siano stati pensati con lungimiranza o solo come risposta temporanea a un’emergenza.

All’amministrazione comunale rivolgo un appello sincero: la tutela del patrimonio non può essere affidata alla buona volontà o all’improvvisazione. Serve una strategia chiara, una manutenzione costante, il coinvolgimento di esperti qualificati e, soprattutto, una visione culturale che metta al centro la bellezza come bene comune.

Non si tratta di cercare colpevoli, ma di costruire soluzioni. Serve trasparenza, responsabilità e collaborazione. La comunità ha il diritto di sapere, e il dovere di partecipare.

La Chiesa della Resurrezione merita rispetto. I suoi stucchi, le sue pietre, le sue storie non possono essere lasciati all’incuria. Che questo crollo sia un monito: la bellezza non si protegge da sola. Ha bisogno di cura, attenzione e amore. E noi, come cittadini, abbiamo il dovere di pretenderlo.




venerdì 25 luglio 2025

INSIGNE COLLEGIATA-SANTUARIO DI SANTA VITTORIA

 Tratto dalla relazione di Don Giuseppe Crocetti

   Nel 1770, a seguito di ripetuti fenomeni atmosferici e scosse di terremoto che avevano causato gravi danni all’interno del monastero ed in particolare alla Chiesa con gravi cedimenti a tutta la struttura ed in special modo alla torre campanaria, l’Arcivescovo di Fermo, Card. Urbano Parracciani, inviò alcuni periti di sua fiducia per esaminare e valutare l’eventuale possibilità di mantenere in piedi la vecchia Chiesa. Tutti però, furono concordi nel riferire che non era affatto conveniente spendere altro denaro in tal senso.
   Fu così che il 5 giugno 1771, tutti i Canonici riuniti in Capitolo Generale, decisero di procedere alla demolizione della chiesa e della struttura monastica pericolante e di procedere alla costruzione di una nuova Chiesa, da collocarsi in luogo più sicuro e comodo.
   Il 15 agosto 1771 il Sarcofago con le reliquie di S. Vittoria fu trasferito nella Chiesina di S. Maria della Valle “con grande pompa e con l’intervento di tutte le confraternite e con il concorso di molto popolo devoto; quel Sarcofago fu posto su di un carro riccamente bardato e con solennità grande trainato da due forti ed eleganti cavalli.”, ove, per venti anni, raccoglierà il capitolo dei Canonici “benché poco adatta per la sua piccolezza”.
   Mancava solo di affidarsi ad un architetto capace di prendersi un così grande impegno. Probabilmente fu il Vicario Foraneo, il Canonico Marinelli, nativo di S. Severino, a suggerire il nome del Mastro muratore Antonio Fazi, suo compaesano.
   Il 1 marzo 1774, dinanzi al notaio Giuseppe Pacioni, il medesimo si obbligò a costruire in dieci anni la nuova Chiesa Collegiata. Il disegno da lui stesso presentato ed approvato dal Capitolo, aveva un impianto a croce greca a tre navate, con due torri in facciata; sul fianco destro un oratorio per l’insegnamento della Dottrina Cristiana e dall’altro la Sacrestia e due camere per i Canonici. Tale progetto forse doveva ispirarsi all’antica chiesa che aveva appunto tre navate, e difatti la lapide apposta nella prima pietra dice “parum a veteri immutato”; le due torri volevano ricordare l’abbazia di Farfa, da cui S. Vittoria dipendeva da secoli.
   Dopo qualche mese furono iniziati i lavori: demolite le Chiese di S. Croce, della Madonna della Misericordia, della SS. Trinità, ed accantonato il materiale riutilizzabile fu iniziato il livellamento del terreno e portati a buon punto gli scavi per le fondamenta. Ma ecco farsi avanti il primo intoppo.
   Il Fazi nello stesso tempo si era aggiudicato l’appalto per i lavori di fortificazione del Paese presso Porta S. Salvatore e preferì dare precedenza a questi lavori e per far più in fretta utilizzò molto materiale recuperato dalle rovine della vecchia Chiesa di S. Vittoria.
   I Canonici ne chiesero il compenso, ma invano. Essendo il Fazi gravato da molti debiti ne fu chiesto il fallimento e il conseguente annullamento del contratto.
   Poiché le fondamenta erano già scavate, per ovviare ai danni delle piogge autunnali, i Canonici richiesero all’Arcivescovo di Fermo di voler delegare uno di loro a benedire e porre la prima pietra, prima di procedere al riempimento delle fondazioni. La delega fu spedita in favore del Priore Don Giuseppe Terribili, il quale nella qualifica di Parroco e di Prima Dignità Capitolare dal 1758 al 1802, seguì tutto l’iter edificativo della nuova Collegiata.
   L’11 settembre di quell’anno fu posta la prima pietra, benedetta nella forma prescritta dal Rituale Romano, unitamente alla scatola di piombo contenente le Reliquie dei Santi Biagio, Vitale, Donato, Saturnino, Agnese, Orsola ed Ippolito…un po’ di terra del S. Sepolcro di Nostro Signore, del Tempio di Salomone e dell’Arca di S. Vittoria. Sopra la pietra fu posta la seguente iscrizione, incisa su lamina di rame che recita:
 “Templum – D.O.M. – 
Deiparae Victoriae Virgini et Martiri et Benedicto sacrum –
 Saeculo X reparata salutis ineunte – Petro Farf. Abate –
 excitatum – squalidum vetustate temporumque iniuria callabescens –
 Clemente XIV Pont. Max. –
 Urbano Parracciani Cardinali Antistite Principe Firmano –
 annuentibus atque facientibus – collegium canonicorum –
 etiam aere pubblico ac piorum Sodalitatum corrogato"

 tradotta dal testo latino suona così: “Questa chiesa è dedicata a Dio ottimo massimo, alla Madre di Dio, a S. Vittoria V.M., e a Benedetto. Da Pietro, abate farfense, era stata edificata agli inizi del sec.X della nostra redenzione; divenuta squallida per antichità e cadente per l’ingiuria del tempo, con l’assenso e l’aiuto del Papa Clemente XIV e del Card. Urbano Parracciani Arcivescovo e Principe di Fermo, il Collegio dei Canonici, con il contributo del Comune e delle pie Confraternite ne curò la ricostruzione in luogo più stabile, in forma non molto diversa dall’antica, ponendovi la prima pietra l’11 settembre 1774.”
   Vi furono poste anche 8 medaglie di metallo di cui una con l’immagine della Madonna di Loreto.
    Finalmente il 27 agosto 1783, dinanzi al notaio Nicola Discreti e l’Arcivescovo di Fermo Card. Andrea Minnucci, fu stipulato il contratto con ‘Arch. Pietro Augustoni da Como, che accettò in linea di massima il progetto ideato dal Vassalli riservandosi di apportare qualche modifica per adattarlo alle fondamenta del Fazi. Per la fornitura di pietra, calce, sabbia, mattoni, coppi e pianelle si attivarono cave e fornaci nel territorio, mentre per l’accantonamento del materiale a pié di fabbrica concorse la cittadinanza tutta con prestazioni di volontariato.
Dopo soli tre anni nel 1786, la Chiesa risultava “quasi interamente coperta nel suo tetto, insieme alla sacrestia…” mentre la torre era stata condotta fino allo spiccamento dei finestroni ove verranno installate il 21 ottobre 1787 le famose campane. Tutto il lavoro di falegnameria fu eseguito nella bottega del Mastro Domenico Brunetti, residente a S. Vittoria fin dal 1764, costruttore del coro di forma rettangolare per l’antica Chiesa di S. Vittoria. Il figlio Giuseppe nel 1793 lo ricostruì con opportune aggiunte, collocandolo nell’abside semicircolare della nuova chiesa Collegiata. La decorazione della Chiesa e della cripta con cornici, cornicioni e capitelli, la costruzione delle Cappelle per gli Altari, gli altorilievi e le sculture in gesso marino sono opera del Mastro Domenico Fontana, artista lombardo che godeva la fiducia dell’Arch. Augustoni; questi vi lavorò negli anni 1790/91. Per le pale degli altari minori furono riutilizzate alcune tele della vecchia Chiesa con adattamento alle nuove misure.
    Alla scadenza contrattuale di dieci anni l’Augustoni aveva portato a compimento l’opera monumentale.
  “A mezzogiorno del 15 agosto 1793 il Vicario Foraneo, Canonico Giuseppe Marinelli, delegato dall’Arcivescovo di Fermo, procedette alla Benedizione solenne della nuova Chiesa” alla sera dello stesso giorno i Canonici, il Clero, il Magistrato e gran concorso di popolazione sfilarono in solenne processione per riportare le Reliquie di S. Vittoria nella nuova Chiesa dove furono definitivamente sistemate nella cripta il 20 agosto 1793.
  Il 6 maggio 1798, in tempo di Rivoluzione Francese, avvenne la solenne cerimonia della Consacrazione ad opera del Ven.le Giuseppe Menocchio, Vescovo di Ippona.

   Oggi, ogni santavittoriese gode e si vanta di possedere una chiesa monumentale in stile neo-classico, da annoverare tra le più belle e più grandi chiese erette nella diocesi di Fermo. Ma non tutti sanno quanto è costata in sacrifici, travagli e denaro ai nostri antenati del secolo XVIII.
La costruzione della Chiesa costò al Capitolo complessivamente la somma di 25.000 scudi, senza tener conto del legname adibito nella costruzione e per alimentare le fornaci di mattoni, e senza calcolare i materiali recuperati nella demolizione del vecchio complesso monastico e delle tre chiese site alle falde del colle Matenano.
   Da quanto è stato esposto in questa ricostruzione storica maturano alcune riflessioni, degne di essere sottolineate, innanzi tutto si evidenzia la grande volontà di tutti i santavittoriesi per riuscire nella grandiosa impresa, senza ricorso a sussidi governativi, che in quei tempi non erano previsti. Poi il fatto che né il fallimento del Fazi, né il disaccordo con il Vassalli, pur procurando qualche ritardo, riuscirono a far desistere dall’impresa. Di notevole rilevanza è da considerarsi il contributo di quell’Amministrazione Comunale che si impegnò per la somma di 600 scudi; per eguale somma più tardi nel 1862, acquistò dalla Cassa Ecclesiastica del Risorgimentale Governo Italiano tutto il convento con Chiesa e orto di S. Agostino, ora sede del Comune ed altri uffici distrettuali.


Nel 1783, senza gru, computer o fondi europei, con determinazione e rispetto degli impegni, in appena dieci anni la comunità eresse dal nulla la maestosa Chiesa Collegiata di Santa Vittoria in Matenano. Oggi, con tutta la tecnologia, i tecnici, i fondi pubblici e le promesse politiche, nove anni dopo il terremoto non si riesce nemmeno a completare un progetto. Non la ricostruzione — il progetto. Fa pensare che il vero terremoto non sia stato quello del 2016, ma quello morale, quello che ha scosso il senso di responsabilità, la visione, il coraggio. Dove una volta si agiva, oggi si "temporeggia"!!

lunedì 19 agosto 2024

 SANTA VITTORIA IN MATENANO – Parlare di arte nei piccoli borghi è sempre complicato ma la passione e attenzione dei giovani dell’Associazione Equilibri ha permesso di organizzare un momento di riflessione su un gioiello del nostro territorio, la piccola cappella degli innocenti allocata affianco alla chiesa della Resurrezione all’apice del colle del Cappellone Farfense.

L'Associazione Culturale Equilibri APS che gestisce la Biblioteca Comunale di Santa Vittoria in Matenano, in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Santa Vittoria in Matenano, è lieta di presentare il prossimo appuntamento della rassegna culturale #FUORIBIBLIOTECA: Letture | Incontri | Parole. 
Lunedì 12 agosto, Percorsi gotici nel Piceno: Gli affreschi del Cappellone di Santa Vittoria in Matenano alle ore 21:30 con la Prof.ssa Giulia Spina, storica dell’arte già curatrice di diverse mostre dedicate alla pittura del Trecento e Quattrocento tra Umbria e Marche. 
 afferma il presidente dell’Associazione Equilibri Bernardo Tanucci < vien ospitato come di consuetudine nel suggestivo cortile di Palazzo Monti, si propone di offrire un ricco programma di incontri con autori, letture e riflessioni su temi culturali, storici e ambientali>
La rassegna #FUORIBIBLIOTECA vuole promuovere la cultura e la lettura all'aperto, offrendo ai cittadini l'opportunità di partecipare a eventi di alto valore culturale in un contesto unico e suggestivo, per questa serata è prevista la partecipazione dell’Arch. Giovanni Issini, Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata (MARCHE SUD) afferma con orgoglio il Sindaco Fabrizio Vergari .


La serata è ad ingresso libero e sarà coordina dall’Arch. Paolo Concetti - tecnico del Comune Santa Vittoria in Matenano (FM) e sarà un momento importante per raccontare la chiesa della Resurrezione di Santa Vittoria in Matenano, che domina il colle su cui il borgo si inerpica, costituendo ciò che rimane dell’antico monastero farfense edificato a partire dal X secolo e demolito quasi interamente nel 1771.



giovedì 20 giugno 2024

SANTA VITTORIA, SANTA D'ATTUALITA'

Santa Vittoria, vergine e martire romana, può ben chiamarsi se può passare l’espressione una santa completa e moderna.

Ella fu vergine; ma la sua verginità fu una verginità cosciente, insidiata e difesa strenuamente a prezzo della vita. Vittoria non ignorò le gioie e le dolcezze che avrebbero potuto sorriderle nella vita di sposa, dato che non le mancò la possibilità di concedere la sua mano ad un giovane nobile e bello e di entrare come regina nella casa nuziale.

Ella poté dunque misurare l’entità del suo sacrificio ed il valore della sua offerta. Ma posta dinanzi al dilemma: o rinunciare alla sua verginità ed aprire dolcemente il suo cuore ad un amore umano, sia pur lecito e benedetto da Dio, rimanere fedele al Cristo cui si era consacrata, andando incontro quasi certamente alla persecuzione e al martirio, ella non esita e sceglie la via gloriosa ed insanguinata del combattimento. Il suo giglio non crebbe in un giardino chiuso e ben difeso, ma in mezzo alle spine, in balia del vento della tentazione.

Santa Vittoria è una santa fedele. La sua fedeltà fu provata lentamente come l’oro nel crogiuolo. Ella fu martire: testimone del Cristo, testimone della verità; ma il suo martirio non fu rapido e glorioso, bensì estenuante ed oscuro. Per lunghi mesi e forse per anni ella languì nella tetra prigione di Eugenio e certamente in quel periodo non le furono risparmiate lusinghe e minacce. Probabilmente Ella conobbe anche l’ora buia della tentazione; l’ora delle tenebre, nella quale il mondo soprannaturale illanguidisce ed il sacrificio sembra sterile e vano. Forse il terribile dragone di cui parlano gli Atti, quel dragone che Ella vinse e scacciò, altri non era che l’eterno avversario dell’uomo, che s’aggira come leone ruggente intorno alla preda, per divorarla. Vittoria vinse anche la prova estenuante del tempo e nei mesi dell’esilio ornò la sua veste nuziale di gemme fulgenti, in attesa di impreziosirla dell’ultimo più splendido rubino.

Ma S. Vittoria fu anche apostola; e questo tratto l’avvicina singolarmente ai tempi nostri. Gli Atti insistono troppo su questo argomento perché se ne possa dubitare. La sua persona verginale irradiava quel Cristo che Ella possedeva interamente. Durante l’esilio Ella non perse il suo tempo, ma quasi ape industriosa lavorò indefessamente nella vigna dello Sposo. E nell’ora del martirio un coro di vergini paraninfe la scortò al trono del Re.

È singolare che questa dolce Vergine abbia riscosso tanta venerazione da parte degli austeri monaci benedettini, il cui genere di vita sembrerebbe tanto lontano da quello che Ella condusse. Mi sembra che a questa gentile devozione non sia estranea una certa qual cavalleria, del genere di quella dei bianchi monaci di Clairvaux per la dolce Regina del cielo. Ma se osserviamo bene c’è pur qualche cosa che lega misteriosamente ma intimamente i monaci di Farfa alla Vergine romana. Nella regola benedettina regna sovrana una virtù squisitamente latina: l’equilibrio: “ora et labora”. Un sommo rispetto per la libertà umana brilla nelle immortali pagine del grande patriarca, il quale voleva che il legame del cristiano non fosse la pesante catena di ferro degli schiavi, ma la dolce catena dei liberi figli di Dio. di Dio. Ebbene: nel carattere della soave vergine appare un singolare equilibrio ed una somma consapevolezza della dignità umana e cristiana. Ella scelse liberamente e coscientemente la sua strada; liberamente e coscientemente lottò per il suo ideale; seppe essere forte nella fede, paziente nell’esilio; in tutta la sua vita pregò per non cadere in tentazione e lavorò per non essere trovata a mani vuote all’arrivo del Padrone; non cercò, come fecero alcuni martiri, deliberatamente il martirio, ma quando fu necessario morire, seppe morire per il suo ideale. Fedele al suo nome, Ella vinse anche l’ultima battaglia.

(V. Genovesi)

Dopo una lunga pausa, sono felice di annunciare il mio ritorno sul blog,

proprio in occasione di una giornata speciale: il 20 giugno, il compleanno,

potremmo dire, del nostro amato paesino. Santa Vittoria in Matenano.

Con l'augurio che questo giorno torni ad essere un momento di riflessione e di

celebrazione per la nostra comunità. Un'occasione per ritrovarsi, ricordare le

nostre radici e guardare con speranza al futuro.

venerdì 8 maggio 2020

La nostra terra continua a tremare....


  Tranquillo nonno...non lo fecero i barbari, non lo abbiamo fatto noi...non lo farà neanche il
  terremoto  (almeno spero!!!)

martedì 7 aprile 2020

PREGHIERA A SANTA VITTORIA (in tempo di Covid-19)




Come Domiziano signore di Trebula, ai tempi del tuo martirio, anche noi oggi ci rivolgiamo a te oh dolcissima Vittoria, nostra Santa Patrona!
Come i nostri nonni durante il secondo conflitto mondiale, anche noi oggi chiediamo il tuo intervento in questo momento di grandissimo dolore.
Ascolta il grido di chi soffre e di chi muore, proteggi le nostre famiglie e le nostre case, resta vicino a chi ti implora e scaccia da noi questo male.

  • “Come aveva promesso, Vittoria venne di venerdì. Pregò e digiunò fino a tutto il sabato seguente. Allo spuntar della domenica, perseverando nella preghiera, si mise in cammino.  Mentre continuava a pregare e a camminare, si associò a lei, l’Angelo del Signore, che le era già apparso; ed egli stesso incominciò a far da guida lungo il suo cammino. (…)  Confortata così, Vittoria entra nella città dopo il canto dei galli; le viene incontro Domiziano con tutti i cittadini; al suo ingresso la segue tutto il popolo. Giunti alla spelonca del dragone, Vittoria gridò ad alta voce: -Nel nome del Signore Gesù Cristo esci da questo luogo, o pessimo dragone; dà onore al Dio vivo e vero, va là dove non abitano uomini, né animali, né cosa che spetta agli uomini, dove l’agricoltore non ara, né risuona la voce dell’uomo. Allora il dragone uscì fuggendo con corsa rapidissima, quasi che fosse stato percosso da flagelli. In seguito non vi fu più traccia del suo fetore, né delle sue orme.”  (Crocetti-Settimi, Vittoria e Anatolia, Fermo 1973)

  • Nella primavera del 1944  i capifamiglia di S. Vittoria in Matenano fecero ricorso alla Santa Patrona, col consenso dell’Arcivescovo, con voto pubblico e solenne, chiedendo di essere risparmiati dal flagello della guerra. Scrive il Priore D.Filomeni nel suo diario parrocchiale: “18 giugno 1944, domenica: il pericolo della guerra si fa minaccioso ed imminente… per il pomeriggio si convoca la popolazione per un’Ora di Adorazione nella cripta di S. Vittoria…fu veramente un’ora di pianto e di commozione…”  (i tedeschi avevano fissato sul Matenano il Comando di Tappa, nella loro fase di ritirata strategica).  “20 giugno: proprio oggi, festa di S.Vittoria, i tedeschi decidono di lasciare il nostro paese…Siamo liberi!...”  (Crocetti, Preghiamo con S.Vittoria, Fermo 1977)



“Volgi dal ciel benevolo, 
il guardo tuo quaggiù:
 Santa Vittoria, aiutaci,
 prega per noi Gesù.”


mercoledì 10 luglio 2019

SINFONIETTA FARFENSE

Un idea entusiasmante, una sfida accattivante, un progetto ambizioso...
Cinquanta musicisti da tutto il mondo che si ritrovo insieme per la prima volta in un luogo prescelto,
per trascorrere una settimana di vacanza, studio in ensemble e concerto finale.
Scoprire se davvero la musica è il linguaggio universale??...da quello che si nota per le vie di S.Vittoria in Matenano, sembra proprio di si. 
Un miscuglio di culture, lingue, tradizioni, abitudini, messe insieme dalla musica.
Due i concerti a conclusione di questo evento: sabato 13 alle 20:30 a S.Vittoria in Matenano e domenica 14 nel meraviglioso teatro di Offida.

P.S.
Il concerto di Sabato sarà ad ingresso libero, ma si raccoglieranno offerte per il restauro dell'Organo monumentale della Chiesa di S.Agostino, danneggiato dal terremoto del 2016.



giovedì 20 giugno 2019

NON LASCIARSI ABBATTERE...


Sono trascorsi circa tre anni dal mio ultimo post, ma è come fosse stato ieri perché, ahimé, c'è ben poco di nuovo da raccontare.
Purtroppo la situazione dopo il terremoto del 2016 non è migliorata di molto: diverse sono ancora le abitazioni inagibili con i proprietari in attesa che arrivi qualche buona notizia.
Anche le chiese stanno lì completamente fasciate e steccate come degli atleti dopo un grave infortunio.
In questo stato di empasse rimane pochissimo da fare...e quasi niente si muove.
Quasi...
In verità qualcosina sta succedendo, qualcosina di importante sta avvenendo...

Avevo terminato il post del 16 novembre 2016 con un invito ad essere coraggiosi e a rimboccarci tutti le maniche per ripartire e quell'invito è stato recepito. Da qualche mese alcuni giovani volenterosi e consci che non si può stare con le mani in mano ad aspettare che piova qualcosa dall'alto, si stanno rimboccando le maniche per dare alla nostra comunità un'opportunità, una spinta alla ripresa.
Un progetto ambizioso che hanno presentato con queste parole:

"Quando la terra trema" potrebbe essere il titolo del romanzo che vorremmo scrivere ed invece per adesso resta solo una sensazione, il ricordo di un evento che nel bene e nel male ha cambiato la nostra percezione della realtà. Viviamo in uno dei tanti paesini (il nostro ha poco più di milletrecento anime) che sono stati colpiti ed investiti dalla tremenda onda sismica del 30 ottobre 2016. Danni si, nessuna vittima e nessun ferito da noi, qualche sfollato. Tutto è passato, sembra, ma c'è un grande bisogno di ripartire, di non fermarsi al ricordo di quello che è stato ma buttarsi avanti con coraggio verso quello che sarà. Si, perché il terremoto è stato solo il culmine di anni di abbandono delle nostre terre, di incertezza verso il futuro e di disamoramento verso il nostro paese e le nostre origini. Da qui nasce un l'idea di un progetto che partisse in primis da un'esigenza culturale, non solo fisica. Ricostruiamo, si ma cosa? Un luogo di cultura; una biblioteca. Quando in un piccolo paese mancano dei riferimenti allora è il momento di crearne di nuovi. Abbiamo sentito come nostra questa esigenza e ci siamo prodigati presso l'amministrazione che ci ha dato un incarico formale di direzione, si ma di un luogo che esiste ancora solo nei nostri pensieri; un luogo che ha bisogno di essere riempito di libri, di volumi e di saperi. Siamo work in progress per questo e ci crediamo.

"Disamoramento verso il nostro paese e le nostre origini...". Questa è una questione che mi sta molto a cuore e che da diverso tempo cerco, nel mio piccolo, di approfondire ed in qualche modo fronteggiare ed è anche per questo motivo che ho accettato, malgrado non più tanto giovane, di dare una mano per la realizzazione di questa importante iniziativa.

Le nostre origini sono farfensi, quindi benedettine e da qui sono partito qualche mese fa, per un viaggio alla rilettura del pensiero e della Regola di San Benedetto, scoprendo che questo concetto è caro a diverse persone vicine e lontane a me. 

Serve ripartire con l'esempio ancora percettibile e tangibile dei benedettini, avvicinandoci alla loro regola, racchiusa nella locuzione  "ORA ET LABORA ET LEGE ET NOLI CONTRISTARI".

NON LASCIARSI ABBATTERE E VINCERE LA TRISTEZZA CON LA PREGHIERA, IL LAVORO E LA LETTURA.




venerdì 23 dicembre 2016

"Tunc sacerdotes Christi cum omni populo, sepelierunt eam mittentes pigmenta et linteamina biblea; repleverunt sarcophagum novum et ubi draconem expulerat, postuerunt corpus virginis Victoriae: Ubi exuberant orationes eius in salutem omniam Populorum". (Passio: Edita dal Paschini, pag. 42).

mercoledì 16 novembre 2016

ANCHE IL MATENANO TREMA!!

Le scosse sismiche che da alcuni mesi stanno infliggendo gravi ferite lungo la dorsale appenninica tra le Marche e l'Umbria, hanno ferito anche il Matenano. E' vero... anche il nostro paese ha subito ingenti danni che hanno reso inagibili tutte chiese (tranne la chiesina della Madonna del Monte) e diverse abitazioni (tra cui, ahimé, anche quella di chi scrive).
La situazione della Torre Civica (simbolo del nostro paese) sembra abbastanza buona, l'unico rischio è quello della caduta di mattoni e detriti dai merli, per cui si sono iniziati i lavori di messa in sicurezza in modo da poter ripristinare il passaggio sottostante alle auto e ai pedoni.
Per le chiese invece la questione è assai più complessa:
Chiesa della Resurrezione, Chiesa Collegiata-Santuario, Sant'Agostino, San Salvatore, Santa Caterina, Santa Maria della Pace, attualmente sono tutte inagibili e più o meno hanno subito, come dicevo sopra, dei danni consistenti.
Dai sopralluoghi effettuati dai Vigili del Fuoco e dai tecnici incaricati dalla Curia Arcivescovile, la Collegiata e Sant'Agostino sembrerebbero essere quelle messe peggio di tutte. In particolar modo la Chiesa di S.Agostino posta lungo il corso Matteotti risulta veramente malridotta.




Le foto qui sopra rendono l'idea dello stato attuale della Chiesa di S.Agostino, quelle che seguono invece riguardano la Collegiata.






Chi come me in questi giorni, ha avuto tempo...ma soprattutto la voglia, di fare due passi per le vie deserte del centro, ha respirato il malessere generale di un piccolo paese ferito e dei suoi abitanti storditi e frastornati e intristiti.

Allora....dobbiamo fare qualcosa...perché vedere tutto questo fa male forse più del terremoto stesso!!
"Il nostro cuore non è fatto di pietra. La pietra ad un certo punto può andare in frantumi, sbriciolarsi, perdere ogni forma. Ma il cuore non può andare in frantumi. E questa cosa senza forma che ci portiamo dentro, buona o cattiva che sia, possiamo trasmetterla gli uni agli altri senza limiti."  (H. Murakami)

Allora Coraggio....diamoci da fare....ripartiamo....insieme!!



























mercoledì 22 giugno 2016

FESTIVITA' NON GODUTA !?

Vorrei sollevare una questione che esula dal discorso salariale ovviamente, ma che puntualmente riaffiora ogni qualvolta nel mio paese, ci si accinge nei preparativi per i festeggiamenti del 20 giugno.
Faccio due brevissime premesse:
il 20 giugno non è la "festa patronale" di Santa Vittoria in Matenano, il calendario religioso ha fissato al 23 dicembre il ricordo di S.Vittoria vergine e martire romana, pertanto quest'ultima è la nostra festa ufficiale.
Secondo, la data del 20 di giugno non è assolutamente una "data certa", ma verosimilmente è una data assegnata dai farfensi per dare risalto all'evvenimento storico (probabilmente legata al solstizio d'estate!?!?).

Sappiamo per certo, invece,  che l'abate Ratfredo, con l'aiuto di circa un centinaio di uomini liberi e servi del Comitato Fermano, terminò intorno al 930 d.C., il restauro del Monastero di S.Maria di Farfa e all'incirca in quell'anno, organizzò il rientro nella Marca con al seguito le S.Reliquie di S.Vittoria che erano custodite nelle catacombe di Trebula Mutuesca.
L'Abate Ugo, nella Destructio (che trovate in parte pubblicata in questo blog), scritta circa settant'anni dopo,  addirittura ne trascura la data, evidenziando invece l'avvenimento scrivendo: "ad eum qui modo incolitur locum...." quel luogo che ora è popolato. E' evidente che Ugo vuole mettere in evidenza che lo sviluppo urbano di S.Vittoria in Matenano è cominciato quando vi sono state trasportate le Reliquie della Santa.

Alla luce di quanto sopra, secondo me, dovremmo spostare l'attenzione dalla data del 20 giugno fine a se stessa, e concentrarci piuttosto su ciò che questa data ha significato per la popolazione e per il nostro paese e a quello che rappresenta oggi per noi.

Chiediamoci COME oggi noi possiamo festeggiare, non QUANDO!!!


lunedì 21 marzo 2016

GIORNATE DI PRIMAVERA DEL FAI

Nel fine settimana appena trascorso, S. Vittoria in Matenano è stata letteralmente presa d'assalto da numerosi turisti, in occasione delle GIORNATE DI PRIMAVERA DEL FAI 2016.
Diverse centinaia di persone hanno potuto così ammirare le bellezze storico-artistiche del nostro amato paese: la Torre Civica, simbolo della cittadina, il piccolo ma grazioso Teatro del Leone, il seicentesco Palazzo Sepe-Monti, la Chiesa di Sant'Agostino dove si è potuto godere del suono del maestoso ed antichissimo organo. Per poi proseguire con la visita guidata all'interno del Monastero di Santa Caterina, dove la presenza benedettina è ancora viva da circa un millennio, e culminare il viaggio in cima al colle Matenano, prima con la visita alla Chiesa Collegiata-Santuario di S.Vittoria ed ovviamente alla Cripta contenente i resti del Corpo della nostra S.Patrona, ed infine la Chiesa della Resurrezione (Cappellone) e alla tanto apprezzata Cappellina degli Innocenti dove la maggior parte dei visitatori sono rimasti incantati davanti ai magnifici affreschi quattrocenteschi di fra Marino Angeli.
Io sono stato invitato a dare un piccolo contributo esponendo la mia ricostruzione del Monastero Farfense, per il quale ho ricevuto molti apprezzamenti, e ve ne ringrazio di cuore. I miei complimenti invece, vanno in particolar modo, ai ragazzi delle scuole medie, che hanno messo un grande impegno nel prepararsi a svolgere in maniera, direi egregia, il compito di ciceroni. Ragazzi siete stati fantastici!!

Aggiungo alcune fotografie scattate al mio plastico...

  







martedì 29 dicembre 2015

I TRE CUORI DEL MIO PAESE

1. LA TORRE DI PALAZZO E LA PORTA SAN SALVATORE


E' il cuore "CIVILE" di S. Vittoria in Matenano.
Da qui un tempo, entravano nel castello tutti coloro che venivano dal versante del Tenna. Superavano i controlli davanti alla Porta di San Salvatore per poi immettersi attraverso l'arco della Torre di Palazzo nella Via Perticaria (oggi corso Matteotti) dove sorgevano i palazzi signorili.

Il primo sulla destra era il palazzo del Podestà (oggi sede del Teatro del Leone). Fatto costruire nel XIII secolo dall'abate Oderisio che negli anni 1234/1237 ricoprì appunto, anche la carica di podestà, donando al centro abitato la fisionomia di una città fortificata con mura di cinta e una torre civica con funzioni di vedetta.

La torre come possiamo ammirarla oggi, è il risultato di numerosi restauri e adattamenti fatti nei secoli successivi. Gli ultimi risalgono agli anni '30- '40 quando si decise la modifica anche dei merli dal tipo guelfo a quello ghibellino.







2. CHIESA COLLEGIATA - SANTUARIO DI SANTA VITTORIA V.M.


E' il cuore "RELIGIOSO".
Costruita tra il 1775 e il 1795, dopo la demolizione dell'antica Chiesa monastica che sorgeva a monte. E' la terza chiesa per grandezza della archidiocesi di Fermo, ed una tra le più importanti e rinomate sia per il suo titolo di "Insigne" che risale agli anni '50, quando S.Vittoria fu eletta a Patrona della Gioventù femminile di Azione Cattolica delle Marche, sia ovviamente, perché appunto custodisce le reliquie della Santa Vergine e Martire romana, veneratissima in tutta Italia e che ha dato nome al paese.
Nella chiesa, costruita in stile neoclassico, possiamo ammirare le sedici statue in marmo di Domenico Fontana, la cripta con il Sarcofago originale del X secolo contenente appunto, le reliquie di S. Vittoria. L'organo funzionante del XVII secolo e numerose pale d'altare alcune risalenti alla prima chiesa monastica ed il coro ligneo del XVI secolo del Brunetti.
Le campane di S. Vittoria sono ben sette e sono tra le più sonore e possenti delle Marche.






3. CHIESA DELLA RESURREZIONE E PARCO DELLA RIMEMBRANZA (Cappellone)

E' il cuore "STORICO".
Il punto più a Sud e più in alto del paese.
La Chiesa è ciò che rimane dell'antico e glorioso Monastero Farfense che fu vicaria dell'Imperiale Abbazia di Farfa per circa quattro secoli dal X al XIV secolo).
Nell'antica chiesa furono custodite le reliquie di S. Vittoria V.M. dal 20 giugno 934 fino al 1770 quando se ne decise la demolizione e furono trasferite presso la chiesina di S.Maria della Valle.
Da quassù i farfensi, giunti in seguito alle invasioni saracene nella Sabina, dominarono e amministrarono per più di trecento anni sui loro possessi che si estendevano in un territorio che corrisponde alla quasi totalità delle attuali province di Fermo, Ascoli Piceno, Macerata e Teramo.
All'interno della Chiesa della Resurrezione possiamo ammirare la Cappella degli Innocenti con affreschi della scuola di Giacomo da Campli del 1470.








mercoledì 23 dicembre 2015

23 dicembre.  Un invito ad affidarci alla nostra Santa Patrona nel giorno del suo Martirio.

giovedì 8 ottobre 2015

IL VOTO A S.VITTORIA

Nel periodo più intenso e drammatico della seconda guerra mondiale, nella primavera del 1944, i capifamiglia di S.Vittoria in Matenano fecero ricorso alla loro Santa Patrona con un solenne voto pubblico, chiedendo di essere scampati dal flagello della guerra. L'iniziativa fu presa con consenso dell'Ordinario diocesano; il voto fu concretizzato in queste promesse: "Se il paese di Santa Vittoria in Matenano sarà risparmiato dalla devastazione della guerra e non sarà invaso, i cittadini non inferiori ai 15 anni si obbligano a ricordare la singolare grazia con l'istituzione di una festa votiva, preceduta da un triduo e di santificare tale festa col digiuno alla vigilia e con la S. Comunione nel giorno della festa nativa."
La scheda per l'adesione al voto si componeva di due parti: un'appropriata preghiera da recitare in famiglia, e un foglio da staccare, sottoscrivere e depositare sull'altare della Santa. La manifestazione conclusiva si svolse in un'atmosfera di vera e sincera pietà, e di grande commozione il 26 marzo 1944.
Scrisse il Priore Filomeni nel suo diario parrocchiale:
"18 giugno 1944, domenica: il pericolo della guerra si fa minaccioso ed imminente. (i tedeschi avevano fissato sul Colle Matenano il Comando di Tappa, nella fase della ritirata strategica) Per il pomeriggio si convocò la popolazione per un'Ora di Adorazione nella cripta di S. Vittoria. Fu veramente un'ora di pianto e di commozione..."
"20 giugno: proprio oggi, Festa della Traslazione delle Reliquie di S. Vittoria nel nostro paese, i tedeschi decidono di lasciare il nostro territorio... Siamo Liberi!... Contro i piani già stabiliti, faranno la loro resistenza non più sul Tenna, ma sul Chienti..."
Fu suonato il Campanone a festa; nel tardo pomeriggio fu organizzata una solenne e commossa processione. Nello stesso giorno fu liberato quasi tutto il territorio della Diocesi di Fermo. Non invano S. Vittoria, fin dal 1747, era stata annoverata tra i santi compatroni della Archidiocesi Fermana; né tantomeno invano fu il voto dei Vittoriesi, per i quali non fu nemmeno chiesta la istituzione di una nuova festa; per mantenere il voto bastava dare maggiore solennità alla festa già esistente.
(tratto da Supplemento al CULTO DI S.VITTORIA, Giuseppe Crocetti, 1998)

PROTEZIONE DI S. VITTORIA (prima parte)

Patrocinio nelle malattie
Il culto dei santi ha avuto larga diffusione tra il popolo cristiano, lungo il corso dei secoli; fu sostenuto anche dal rapporto di particolare protezione che venne attribuito ai singoli, fino ad assumere il rango di "specialisti" in alcune necessità, malattie, professioni, ecc. (S.Lucia protegge la vista, S. Biagio la gola, S. GIuseppe gli artigiani, ecc.).
Gli abitanti dell'antica Trebula Mutuesca ricorrevano al patrocinio di S.Vittoria per riacquistare la sanità del corpo, bevevano l'acqua del pozzo scavato nei pressi della sua catacomba, che nel sec. XII fu incluso nella chiesa a lei consacrata dal vescovo di Rieti, Dodo. Con pari fede e devozione gli abitanti di Monteleone Sabino oggi bevono quell'"acqua di S.Vittoria".
La popolazione di Pisoniano (RM), per antichissima usanza, fa ricorso ai benefici dell'acqua di S.Vittoria, che sgorga ai piedi dell'altare della chiesa di campagna, costruita sul luogo del primo esilio della Santa.
Le mamme di S. Vittoria in Matenano e del Piceno, (ne abbiamo già parlato in un post precedente) momentaneamente prive o scarseggianti del latte, necessario alimento per i loro teneri infanti, dopo aver elemosinato il pane nelle case vicine e raccolte varie erbe nel prato circostante, si siedono presso la Fonte di S. Vittoria, della anche "Fonte del latte", consumano il frugale pasto, dissetandosi a quella Fonte, mentre invocano protezione e soccorso nel loro particolare bisogno.
Dalla tradizione locale l'origine di questa sorgente si fa risalire al tempo della traslazione delle insigni Reliquie di S. Vittoria dalla Sabina al Matenano: cioè al 20 giugno 934.
Chi sosta presso il sarcofago della Santa Martire, sito nella cripta del Santuario in Santa Vittoria in Matenano, (anche di questo abbiamo già scritto) nota una grande quantità di perforazioni coniche, irregolari, scavate nella pietra di travertino. Sono state prodotte con temperini per prelevarne polveri da usare, come segno benefico, nel chiedere la guarigione da alcune malattie. Nel 1475, con suo testamento la signora Donnetta Vanni, fece costituire un legato, affinché nelle due feste di S. Vittoria (23 dicembre e 20 giugno) si dispensasse ai devoti un bicchiere di vino benedetto con l'infusione delle polveri rase dal sarcofago.

Liberatrice nelle pubbliche calamità
Il patrocinio di S. Vittoria viene ora celebrato da molte popolazioni, che la ricordano come "liberatrice" da pubbliche calamità: dalla peste e dal colera, dal terremoto, dalla siccità, dal fulmine e da funesti eventi bellici.
Alcune feste votive, fuori del 23 dicembre, hanno avuto origine proprio in seguito ad alcuni fatti portentosi, che si ricollegano alla sua celeste protezione.
L'anno 1703 resterà famoso nella storia dell'Italia centrale per il ripetersi di funesti terremoti. A Bagnoregio (VT) un dipinto ad olio su tela fu eseguito a ricordo di quel terremoto: vi si rappresenta la città protetta da S. Emidio e da S. Vittoria.
Nel "Libro di cronache" del Santuario di Santa Vittoria in Matenano, si legge di un avvenimento accaduto il 2 febbraio 1703: "Nel sotterraneo dove riposa il Corpo di S. Vittoria si celebrava una Messa solenne con l'assistenza del Capitolo e del Magistrato e con gran copia di popolo per la festa della Candelora. Allo scoppio del terremoto si aprirono a vista di tutti le volte della Santa Cappella, e scesero giù le corde delle campane, e si osservò benissimo il sole che vi penetrò con i suoi raggi; ma, mercé la invocata protezione di S. Vittoria, non si soffrì alcun danno, nemmeno in altro sito del paese".  Le cronache del tempo riferiscono che in quella stessa ora a L'Aquila, in Abruzzo, il terremoto fece più di ottocento vittime.
Il suddetto "Libro di Cronache" riferisce che "Il popolo di Montottone venne quindi processionalmente a ringraziare S. Vittoria, che lo preservò dal flagello con l'invocazione del suo santo nome, e le portò in dono votivo cere bianche, lavorate".
Nella parrocchia di S. Vittoria di Gualtieri (RE), ogni anno al 27 aprile, si celebra la festa votiva di S. Vittoria con grande concorso di popolo. Fu istituita nel 1893 a ringraziamento di una pioggia salutare, dopo un lungo periodo di siccità. Localmente S. Vittoria è detta  "La Santa dell'acqua", perché il 27 aprile piove tutti gli anni, tanto che in prossimità di quel giorno non irrigano il terreno, perché l'esperienza ha dimostrato che tale ricorrenza è caratterizzata dalla pioggia, più o meno abbondante.
Nella penisola salentina esiste un comune, detto Spongano. (...) Dai tempi assai remoti per loro Patrona fu eletta S. Vittoria V. e M.; è probabile che la scelta fosse determinata dal fatto che in molti luoghi la nostra Santa è venerata per i suoi prodigi, legati all'uso dell'acqua. Però, localmente, la solennissima festa votiva dell'8 agosto ha avuto origine in seguito a singolare protezione goduta dalla popolazione raccolta in chiesa e restata incolume allo scoppio di un fulmine che si abbatté sulla torre, e la saetta guizzò da un capo all'altro della chiesa, passando sopra le teste dei fedeli, scaraventandovi nel mezzo, illesa, la statua dorata, e scolpita in legno di S. Vittoria.
La parrocchia di S. Vittoria di Libiola, comune di Sestri Levante (GE), celebra la festa votiva al 14 settembre con processione notturna per ricordare la liberazione da una pestilenza.(...)
A S.Vittoria d'Alba (CN), nel 1915, agli inizi della prima guerra mondiale, la popolazione pose le sorti dei propri figli in guerra sotto la protezione di S. Vittoria, costruendo una cappella votiva alla periferia del centro abitato, divenuta meta per incontri di preghiera.
   
 

mercoledì 7 ottobre 2015

LE SANTE VITTORIA, ANATOLIA E CRISTINA NEI MOSAICI DI S.APOLLINARE NUOVO

La "Teoria" delle Vergini


Lo storico del ravennate, vescovo Agnello, nel descrivere i mosaici di Sant'Apollinare Nuovo così si espresse: "Inoltre il beatissimo pontefice Agnello in questa città riconciliò la chiesa di S. Martino, fondata da Teodorico e chiamata "in Ciel d'oro", e decorò di mosaici il catino dell'abside e le due pareti con immagini di Martiri e di Vergini che incedono... Dalla città di Ravenna escono i Martiri - dalla parte degli uomini - mentre da Classe procedono le Vergini verso la Vergine delle Vergini, ed innanzi a loro i Re Magi offrono i loro doni."


 
































                                                  


 
Oggetto del nostro articolo sono i mosaici della zona inferiore della parete sinistra: il porto e la città di Classe con due torri da faro, quindi la "Teoria" di ventidue Vergini, preceduta dai Re Magi recanti doni al Bambin Gesù, tenuto in grembo dalla Madonna, assisa tra quattro Angeli. 
Storici e critici d'arte sono concordi nell'affermare che i mosaici raffiguranti la città di Classe e l'immagine della Vergine contornata da Angeli, posti alle due estremità della parete, furono compiuti entro l'anno 526, anno della morte di Teodorico... E' anche opinione corrente tra i medesimi critici e storici dell'arte che, - passando la chiesa dal culto ariano a quello cattolico per ordine del vescono Agnello nel periodo compreso tra l'anno 556 e l'anno569 - le due processioni dei Martiri e delle Vergini furono eseguite in sostituzione di altri mosaici sottostanti, come ne darebbero prova e testimonianza alcune figurazioni rimaste....  La "Teoria" delle Vergini, più variata di quella dei Martiri, è di insuperabile effetto scenografico. Avvolte nei pepli ed in manti trapunti d'oro e riccamente ornati, fulgenti di preziose gemme, cinte le chiome dal diadema, le Vergini, circonfuse  dall'aureola della santità, recano la corona fra le mani e procedono, frapposte a palme, sopra un terreno fiorito di gigli e rose. Segno del loro martirio sono le vesti bianche che indossano, antichissimo simbolo preconizzato da Giovanni nell'Apocalisse. Ecco i nomi che appaiono sui mosaici, da sinistra verso destra: Eugenia, Savina, Cristina, Anatolia, Vittoria, Paolina, Emerenziana, Daria, Anastasia, Giustina, Felicita, Perpetua, Vincenza, Valeria, Crispina, Lucia, Cecilia, Eulalia, Agnese, Agata, Pelagia, Eufemia.
 Le "Teorie" dei Martiri e delle Vergini procedono verso il trono di Dio partendo gli uni da Ravenna e le altre da Classe, che sono i due centri geografici e storici della Chiesa di Sant'Apollinare, disposti quindi gli uni a destra e le altre a sinistra come era uso per gli uomini e le donne, in quel tempo nelle chiese di Ravenna.
Tutte le Sante nominate nel "Canone Ambrosiano", ad eccesione di Tecla, sono raffigurate nella "Teoria" ravennate; sono undici ed occupano, in prevalenza, i posti di maggior onore. Ma le altre undici secondo quale criterio vi sono state incluse? Molte di queste (tra cui Vittoria) in quel tempo, in Ravenna, non erano né celebri né celebrate. Forse la soluzione sta nell'uso di quel tempo, di divulgare quell'insieme di racconti agiografici romanzati, scritti a scopo didattico, comunemente chiamati "Passiones". Questa ipotesi, se da un lato potrebbe spiegare l'inclusione di Vittoria e di Anatolia, perché era già in divulgazione il racconto della loro "Passione", dall'altro non giustifica la presenza di Cristina, poiché la sua "Passione", quella a noi nota, non è anteriore al secolo IX.
Certamente le due "Teorie" di Sant'Apollinare Nuovo non seguono nessun ordine geografico, cronologico o altro, per cui ad oggi non è ancora stato possibile dare una credibile risposta.
(Tratto da "Supplemento al CULTO DI S. VITTORIA", Giuseppe Crocetti, 1998)

giovedì 16 luglio 2015

concittadini famosi:
Ferruccio Corradino Squarcia


Nacque a Santa Vittoria in Matenano, piccolo comune a nord della città di Ascoli Piceno. Figlio di Giuseppe Secondo Squarcia, giornalista professionista, redattore del Il Giornale d'Italia e direttore del “Giornale di Ascoli” e della “Contessa della Sibilla”, cresce fin dalla tenera età nel capoluogo ascolano, frequentando il liceo classico “Francesco Stabili”.

Sportivo, praticante del gioco del calcio, ricoprì il ruolo di terzino indossando la maglia dell’Ascoli. Conclusa la carriera agonistica rimase ancora nel sodalizio bianconero come dirigente, affiancando la passione per il calcio a quella di giornalismo, divenendo corrispondente del quotidiano sportivo Il Littorale.

Dopo la metà degli anni trenta, partì volontario per la Guerra civile spagnola, partecipando a vari combattimenti. Squarcia era un ufficiale di complemento, del 225º Reggimento di Fanteria e nella guerra in Spagna si distinse anche per l’attività di giornalista divendo un corrispondente di guerra. I suoi articoli comparvero anche su Il Popolo d'Italia. 
Rimase ferito il giorno di Natale del 1938 nei pressi di Barcellona ad una mano, ma nonostante ciò rimase a combattere. Per la sua tenacia e il suo coraggio ricevette la Medaglia d'argento al valor militare. Il giorno dopo ritornò in prima linea insieme al suo plotone, rinunciando completamente alla convalescenza. Ma la scelta gli costò la vita. Fu colpito al petto dal soldato nemico, ma non volle ancora una volta abbandonare la trincea, rimanendo vicino ai suoi soldati, guidandoli nella difficile battaglia. Ma le difficili condizioni non gli diedero scampo e il Tenente Squarcia trovò la morte la sera del 27 dicembre 1938. Fu decorato Medaglia d'oro al valor militare.
Riposa nel Sacrario dei caduti italiani nella Torre-cimitero di Saragozza. Al suo fianco un altro concittadino ascolano Mario De Bernardis, morte anche lui nella guerra di Spagna.
A lui è intitolato il secondo stadio della città di Ascoli, impianto che ospita principalmente il torneo cavalleresco della Quintana, rievocazione storica medioevale. All'ingresso, è posizionata la targa in travertino con il suo nome. Sotto di essa, nel 2015, dei giovani volontari hanno realizzato una pittura murale rappresentando il volto dello Squarcia, con una immagine nera su sfondo bianco e più in basso i colori della bandiera italiana. Sempre nello stesso anno, una grande bandiera con la stessa immagine compare nel settore dei sostenitori dell'Ascoli.
(da Wikipedia)
concittadini famosi:
Pier Carlo Landucci

Pier Carlo Landucci (Santa Vittoria in Matenano, 1 dicembre 1900 – Roma 28 maggio 1986) è stato un presbitero e teologo italiano della Chiesa Cattolica di cui è in corso il processo di beatificazione.
Laureato in ingegneria edile a ventidue anni all'Università La Sapienza di Roma, dopo il servizio militare nel Genio dell'Esercito Italiano, comincia ad insegnare topografia e matematica a Cagliari.
Nel frattempo verifica la vocazione al sacerdozio con il gesuita p. Agostino Garagnani e nel 1926 entra nel Seminario Romano. Il 25 maggio 1929 è ordinato sacerdote; l'anno successivo consegue la laurea in filosofia e teologia.
Nel 1932 comincia ad insegnare filosofia presso la Pontificia Università Lateranense. Sarà Rettore dello stesso Pontificio Seminario Romano che aveva frequentato per la preparazione al sacerdozio, avendo tra i suoi allievi il futuro cardinale Pietro Palazzini (che nel 1990 ne pubblicò una biografia) ed il servo di Dio Bruno Marchesini (di cui è tuttora in corso il processo di beatificazione); nel 1942 sarà costretto a lasciare l'incarico per incomprensioni con l'altro rettore (mons. Roberto Ronca, che pure era ingegnere ed aveva studiato con lui alla Sapienza). Sarà anche canonico capo della Basilica di San Giovanni in Laterano e nominato perito al Concilio Vaticano II.
Dagli anni quaranta si dedicherà di più a studi e pubblicazioni, mai tralasciando il compito di confessore e di predicazione degli esercizi spirituali. Nel 1973 papa Paolo VI citò in diverse udienze generali uno dei suoi libri di apologetica più noti (Prima che Abramo fosse, Io sono. Il Dio in cui crediamo).
Muore nel 1986 in fama di santità; nel 2002 il cardinale Camillo Ruini ne apre il processo di beatificazione.
È sepolto nella chiesa parrocchiale san Giovanni Battista de' Rossi, in Roma.
(da Wikipedia)